La riabilitazione visiva può aiutare dopo un intervento neurochirurgico?

La visione è un senso primario che richiede un’estesa rete di attività cerebrali per funzionare correttamente. Per questo, è facilmente influenzabile da eventuali danni cerebrali, siano essi dovuti a patologie che incidono sul sistema nervoso o a lesioni acquisite.

L’influenza che le lesioni subite possono avere sulla visione di un paziente cerebroleso potrebbe impedirgli di trarre il massimo vantaggio da altre terapie indirizzate al recupero della piena funzionalità per il compimento delle proprie azioni quotidiane. Un recente studio condotto in Svezia dal Karolinska Institute e dal Danderyd University Hospital di Stoccolma (Johansson et al., 2021) ha preso in considerazione proprio questo problema, cercando di capire quanto la riabilitazione visiva possa avere un’effettiva influenza sulle capacità visive di pazienti che hanno subito un intervento neurochirurgico, al fine di migliorare la loro qualità della vita.

I ricercatori hanno selezionato i soggetti adatti tra pazienti di una clinica, per i quali era stata indicata la necessità di riabilitazione in seguito a ictus, trauma o infezione cerebrale, ipertensione intracranica, malformazioni arteriovenose ed altre patologie tra cui anche tumori. I criteri di esclusione sono stati disabilità cognitive non collegate alla lesione, abuso di sostanze stupefacenti o afasia.

I pazienti selezionati sono stati divisi in due gruppi; nel gruppo selezionato come controllo sono state semplicemente eseguite visite successive senza alcun intervento nel corso del periodo dello studio, ed i dati ottenuti sono rimasti confidenziali sia con i pazienti che con i ricercatori incaricati di eseguire gli interventi di training visivo nei pazienti dell’altro gruppo. Soltanto al termine dello studio, ai pazienti del gruppo di controllo è stato richiesto se volessero sottoporsi ad un training visivo come proposto agli altri.

Chi ha ricevuto l’intervento è stato seguito per tutto il periodo, eseguendo attività di training visivo di diverso genere: alcuni test erano mirati ad allenare il sistema delle vergenze, altri a trattare la motilità oculare in generale. Gran parte dei test sono stati fatti inizialmente ad un ritmo relativamente soft, determinato dallo stesso paziente, e successivamente sempre più rapido ed incisivo, con gli esaminatori a muovere le mire o con un metronomo a scandire il tempo con cui il paziente doveva eseguire i movimenti richiesti dal test.

I risultati sembrano promettenti, dal momento che per molte delle abilità visive dei pazienti è risultato un miglioramento statisticamente significativo in coloro che hanno ricevuto training visivo: punto prossimo di convergenza (p=0.02); facilità di convergenza (p=0.03); riserve fusionali a distanza e in visione prossimale (p<0.01); riduzione di altri sintomi visivi (p<0.01). Non è stata invece trovata alcuna differenza significativa nel punto prossimo di accomodazione né nella facilità accomodativa.

Fonte:

J. Johansson, M. Berthold Lindstedt & K. Borg (2021) Vision therapy as part of neurorehabilitation after acquired brain injury – a clinical study in an outpatient setting, Brain Injury, 35:1, 82-89, DOI: 10.1080/02699052.2020.1858498