Non è facile prendersi cura di chi soffre di disabilità visive

Nel dodicesimo numero di Optometria Oggi abbiamo parlato della correlazione, apparentemente bidirezionale, tra disabilità visiva e sviluppo di depressione. Nell’articolo in questione si faceva notare come durante la selezione delle fonti ve ne fossero alcune che trattavano dello sviluppo di depressione, non tanto nelle persone affette da disabilità visive quanto in coloro che di esse si prendono cura. Ma quanto le disabilità visive di una persona influiscono su impegno ed umore di chi la assiste? E ci sono differenze rispetto ad altro tipo di problematica?

Questa è la domanda che si sono posti i ricercatori di un gruppo di Baltimora, che hanno condotto uno studio pubblicato poi sull’American Journal of Ophthalmology. Esaminando i risultati di alcuni studi a livello nazionale hanno infatti selezionato vari pazienti anziani con e senza disabilità visive ma accomunati dalla necessità di essere seguiti da qualcuno che si prendesse cura delle loro necessità.

Selezionate le persone con disabilità, è stato dunque somministrato un questionario a chi si prendeva cura di loro, dividendo quelli che seguivano anziani ipovedenti o con disabilità visiva da quelli che assistevano soggetti con altro tipo di disabilità. Il questionario mirava ad esaminare, in un periodo mensile, vari fattori: le ore passate a prendersi cura del paziente, l’influenza dell’attività di cura su altre attività importanti, eventuali difficoltà emozionali, finanziarie o fisiche. Come “attività importanti”, menzionate in precedenza, sono state considerate: visitare amici o familiari, uscire per divertimento, partecipare a funzioni religiose, partecipare a incontri di club o altre attività di gruppo.

I risultati sembrano confermare quanto sia più complicato prendersi cura di persone con disabilità visive piuttosto che di persone che hanno altri tipi di disabilità. Chi accudiva anziani ipovedenti ha mediamente speso nell’assistenza il 36% di ore in più (Incident Rate Ratio [IRR]=1.36; 95%CI=1.15-1.60) rispetto ai soggetti dell’altro gruppo; le attività importanti sono state influenzate per il 61% in più (IRR=1.61; 95%CI=1.23-2.10) nei caregivers dei soggetti ipovedenti rispetto a quelli dell’altro gruppo. Nessuno sembra aver avuto maggiori difficoltà finanziarie o fisiche, ma per quanto riguarda il lato emotivo sembra che il rischio sia stato significativamente maggiore per chi si prendeva cura di anziani affetti da disabilità visiva (Odds Ratio [OR]=1.46; 95%CI=1.04-2.03).

L’impatto della disabilità visiva sulla qualità della vita è dunque molto forte non solo in chi ne è affetto, ma anche in chi se ne deve prendere cura ovvero solitamente nei familiari più stretti.

Fonte: