La disabilità visiva può portare a depressione. Ma anche la depressione può portare a disabilità visiva?

La disabilità visiva, che non comprende soltanto la cecità ma anche l’ipovisione, è un problema che affligge oltre un miliardo di persone (Bourne et al., 2017), ed il suo impatto sulla qualità della vita è tanto forte da superare quello di molte altre condizioni croniche (Langelaan et al., 2007). Il problema è che oltre ad incidere sulla funzionalità della vita dei pazienti, questa condizione sembra avere un impatto importante anche sulla loro salute mentale (Court et al., 2014) e, dal momento che negli anziani le disabilità visive sono sempre più frequenti ma lo sono anche le condizioni di salute mentale avversa (World Health Organization, 2017), è naturale pensare ad una possibile correlazione tra i due elementi.

Una rapida ricerca ha permesso di identificare alcuni studi longitudinali che hanno preso in esame il rischio di sviluppo di condizioni psicologiche avverse in pazienti affetti da disabilità visiva di vario genere. La maggior parte di questi esami prevedeva comunque che fossero i pazienti a riportare autonomamente i loro disagi, anche se per alcuni sono stati utilizzati dei questionari più strutturati come il CES-D, un questionario sviluppato da Radloff nel 1977 e ritenuto tra i più validi e completi da studi più recenti (Shafer, 2006).

Dagli studi esaminati traspare come vi sia un’associazione bidirezionale tra i due fenomeni: molto spesso infatti i pazienti con disabilità visive tendono a sviluppare depressione, ma capita anche che i pazienti con sintomi depressivi pregressi siano quelli che hanno maggiori probabilità di riportare autonomamente l’esistenza di disabilità visive.

In tutti questi studi, in sostanza, si va a confermare l’esistenza di una correlazione tra la disabilità visiva e i sintomi depressivi. Correlazione che avviene anche al contrario, per ragioni che sono forse da ricercarsi in un “disuso” delle proprie funzioni visive dato dalla minore pratica di attività di vario genere, dalla più rara tendenza a cercare soluzioni per i propri problemi (anche visivi), o dalla possibilità che si sviluppino altri fattori di rischio legati ad esempio ad una peggiore dieta o ad altre modifiche dello stile di vita del soggetto depresso.

Interessante, ma tralasciato in questa review, è un altro aspetto a questo affine: la depressione può insorgere, secondo alcuni studi, non soltanto in soggetti con disabilità visive, ma anche in coloro che vivono a stretto contatto con tali persone o che se ne prendono cura. Un simile aspetto potrebbe essere interessante da sviluppare ed esaminare più approfonditamente.

Bibliografia:

Bourne, R. R. A. et al. (2017) ‘Magnitude, temporal trends, and projections of the global prevalence of blindness and distance and near vision impairment: a systematic review and meta-analysis’, The Lancet Global Health. Elsevier Ltd, 5(9), pp. e888–e897. doi: 10.1016/S2214-109X(17)30293-0.

Court, H. et al. (2014) Visual impairment is associated with physical and mental comorbidities in older adults: a cross-sectional study. doi: 10.1186/s12916-014-0181-7.

Langelaan, M. et al. (2007) ‘Impact of visual impairment on quality of life: A comparison with quality of life in the general population and with other chronic conditions’, Ophthalmic Epidemiology. Ophthalmic Epidemiol, 14(3), pp. 119–126. doi: 10.1080/09286580601139212.

Radloff, L. S. (1977) ‘The CES-D Scale’, Applied Psychological Measurement. Sage PublicationsSage CA: Thousand Oaks, CA, 1(3), pp. 385–401. doi: 10.1177/014662167700100306.

Shafer, A. B. (2006) ‘Meta-analysis of the Factor Structures of Four Depression Questionnaires: Beck, CES-D, Hamilton, and Zung’, OF CLINICAL PSYCHOLOGY, 62(1), pp. 123–146. doi: 10.1002/jclp.20213.

World Health Organization (2017) Mental health of older adults. Available at: https://www.who.int/en/news-room/fact-sheets/detail/mental-health-of-older-adults (Accessed: 13 December 2020).