Indovina qual è stato il primo lavoro di Margherita Hack

Nell’immediato dopoguerra Margherita Hack era una giovane neolaureata in Fisica. Il suo lavoro di tesi, condotto fortunosamente fra un bombardamento e l’altro, l’aveva portata all’osservatorio di Arcetri, dove aveva conosciuto Vasco Ronchi. In cerca di un lavoro, nel 1946, oltre qualche ripetizione, le fu offerta la possibilità di insegnare matematica e geometria all’Istituto di Ottica. Con queste parole Margherita Hack ricorda quell’esperienza: “Ronchi era un’autorità in campo internazionale per i suoi metodi di controllo sulla qualità dei sistemi ottici e per i suoi studi di ottica ondulatoria e sull’importanza, fino ad allora assai trascurata, della fisiologia e della psicologia dell’osservatore. L’istituto teneva regolarmente dei corsi annuali per ‘gli occhialai’, per coloro cioè che montavano e vendevano gli occhiali. Per legge era richiesto un diploma che permetteva di aprire un negozio di ottica e di misurare la vista e fornire occhiali, per miopia e presbiopia. Il corso era frequentato da un’ottantina di studenti, alcuni laureati o diplomati, ma la maggioranza con la sola licenza di scuola media inferiore, e molti anche con la sola licenza elementare. Io insegnavo algebra e geometria, e lo sforzo di far capire a persone quasi analfabete i criteri di eguaglianza dei triangoli fece capire anche a me quello che mi era sempre sembrato un ragionamento ovvio e che invece aveva una sua logica semplice ed elegante. Era anche commovente la fatica e l’impegno che queste persone, spesso non più giovani, mettevano per afferrare concetti e ragionamenti così sottili, necessari per superare l’esame, che poi ben poco gli sarebbero serviti nella pratica”.

Dopo una breve esperienza a Milano presso la Ducati, che produceva macchine fotografiche, Margherita Hack, insieme a Vasco Ronchi, torna ad Arcetri e così, oltre le attività di ricerca, riprende anche le lezioni agli occhialai: questa volta però le viene affidato l’insegnamento dell’ottica, materia più interessante sia per lei che per gli studenti.

Margherita Hack racconta questo periodo nel suo libro autobiografico “L’amica delle stelle – Storia di una vita” (Rizzoli, 1998) ed è affascinante sentire l’affetto con cui rivive quell’esperienza, dopo oltre cinquant’anni di vita spesa nei più importanti osservatori astronomici, dove ha partecipato a una rivoluzione nella ricerca, grazie a straordinari progressi teorici e tecnici. Come figli e nipoti di quegli ‘occhialai’, ci possiamo così sentire tutti un po’ discepoli di Margherita Hack.