Illusioni ottiche nell’arte: da Vasarely ad Arcimboldo, passando per Escher

Mondi nuovi, scenari irreali, visioni oniriche: l’arte, soprattutto dal Novecento, ha giocato con linee, colori e forme per confondere la mente e gli animi dello spettatore. Attraverso illusioni ottiche, alcuni artisti hanno dato vita ad un aspetto ludico dell’arte, a volte anche polemico, trasgressivo e provocatorio perché non sempre il mondo che viene rappresentato è esattamente quello che è…

“Zebre” dell’ungherese Victor Vasarely è un’opera del 1942 ed è una delle più rappresentative dei suoi studi, tra effetti ottici e grafica. Sperimenta con le linee e con i contrasti del bianco e del nero già dalla fine degli anni ’30, e crea così raffigurazioni reali, forme di figure animali, profondità e tridimensionalità.

Ma il maestro per eccellenza, colui che ci balza alla mente ogni volta che pensiamo alle illusioni ottiche nell’arte e nei dipinti è lui: Maurits Cornelis Escher. I suoi celebri paradossi legati alla prospettiva sono impressi nell’immaginario comune: “Altro Mondo II”, “La Relatività”, “Concavo e Convesso”, sono solo alcuni esempi dei quadri dell’artista olandese che giocano con le superfici e le possibili prospettive. Con “Altro Mondo II” entriamo in un universo a sé stante, dove non esistono punti di riferimento o logiche spazio-temporali. Le sei finestre aprono la vista su tre scenari diversi, ognuno dei quali ha uno schema prospettico specifico. L’occhio è inevitabilmente confuso; si muove, guarda, scruta e si perde in uno spazio in continua trasformazione, lo stesso che vediamo raffigurato sullo sfondo.

In realtà, già nella seconda metà del Cinquecento, Giuseppe Arcimboldo alla corte di Vienna dipinse un ciclo di quadri allegorici. Ad esempio, nella serie denominata “Le Quattro Stagioni”, l’artista italiano creò, mediante l’uso di ortaggi, frutta ed elementi naturali, due volti di donna e due di uomini. Le opere furono realizzate per celebrare, allegoricamente, il reame viennese, in un rapporto tra microcosmo e macrocosmo. Il profilo di “Estate” è realizzato da ortaggi e frutta estivi: il cetriolo per il naso, la pesca per la guancia, foglie e frutti per i capelli. Il quadro è un inno alla natura gastronomica di questo periodo dell’anno. A dir poco uno stile innovativo se si pensa che siamo alla fine del Rinascimento!

Per molto tempo la pittura è stato l’unico modo per rappresentare la realtà; soppiantata, poi, dalla fotografia, i quadri sono diventati finestre su mondi diversi, su nuove realtà, con giochi metaforici ed emblematici di visioni e tematiche sempre diverse.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Quattro_stagioni_(Arcimboldo)

http://www.gruppozerog.it/home/articoli/lastronomia-incontra/larte/69-l-universo-di-escher

https://artevitae.it/optical-art-op-art/

https://www.cinquecosebelle.it/cinque-quadri-famosi-con-illusioni-ottiche-che-vi-lasceranno-a-bocca-aperta/