Numero Tredici del 29/03/2021

In questo numero

Questo numero è dedicato alle lenti a contatto, su due argomenti ognuno trattato in due articoli. Il primo argomento riguarda la sicurezza delle lac nel caso di applicazione ai bambini, il secondo tratta dei parametri geometrici delle lenti e dell’adattabilità delle stesse alla conformazione della superficie corneale.

L’applicazione di lenti a contatto ai bambini fino a 12 anni, e talvolta anche oltre, è stata spesso ostacolata adducendo ragioni diverse, alcune del tutto inconsistenti. Quella più seria e ragionevole è relativa alla sicurezza delle lac e alla possibilità di eventi avversi importanti, come quelli associati a condizioni infiltrative, tipo ulcera periferica corneale e cheratite infiltrativa, o potenzialmente pericolosi, come la cheratite microbica. È possibile che per queste complicanze ci possano essere, per i bambini, dei fattori di rischio più elevati rispetto agli adulti? Troverete la risposta a questa e ad altre domande nei due articoli sul tema. Possiamo anticipare intanto che i risultati di questi studi, che vengono tratti sia da lavori prospettici randomizzati, che sono la base dell’evidenza scientifica, sia dal mondo reale delle cliniche optometriche e oftalmiche nelle quali si pratica la contattologia, sgombrano il campo da una serie di presunte o volute preoccupazioni sull’applicazione delle lenti a contatto ai bambini e ai ragazzi pre adolescenti.

È un periodo, quello che stiamo vivendo, nel quale sta prendendo sempre più forza il movimento degli scienziati, degli accademici, dei professionisti e delle aziende contro l’aumento della diffusione della miopia; e i protagonisti di questo movimento sono già riusciti a mettere a punto interventi di tipo ottico che hanno una grande efficacia e che prevedono l’uso di lenti a contatto. Basti pensare all’ortocheratologia, che ha mostrato di poter rallentare in modo consistente l’allungamento assiale dell’occhio miope. Ma per avere i migliori risultati bisogna intervenire precocemente, appena la miopia inizia, spesso a 8, 9 o 10 anni. Grazie alle ricerche sopra menzionate, ma anche a tante altre che sono state fatte in passato sull’argomento, possiamo dire oggi che l’applicazione di lenti a contatto nei bambini si può fare, né più né meno come si fa negli adulti, perché non comporta rischi più elevati. Sarebbe tra l’altro da tenere sempre presente che le approvazioni date dalla FDA all’uso dei vari tipi di lenti a contatto non hanno mai previsto limitazioni in caso di applicazione sui bambini. Ottici e optometristi potranno essere sempre più protagonisti in questa guerra contro la miopia, e lo potranno fare serenamente anche applicando le lenti a contatto morbide appositamente progettate per quello scopo. O anche con le nuove lenti oftalmiche delle quali abbiamo parlato in articoli pubblicati nel numero Nove e nel numero Dodici.

Per il secondo tema presentiamo uno studio portato avanti nel College di Optometria della Pacific University (USA) dove da anni si studia l’argomento, nel quale sono state misurate le profondità sagittali posteriori di un buon numero di lenti monouso e a ricambio frequente, sferiche e toriche. Considerando che molte lenti hanno un unico raggio e che sono rivolte alla popolazione degli ametropi in generale, è singolare apprendere come le profondità sagittali siano molto variabili tra i campioni esaminati, spesso diverse anche tra lenti dello stesso raggio nominale. Tali differenze, essendo ignote, non facilitano certo l’attività dell’applicatore, che deve lavorare con lenti delle quali non conosce l’esatta conformazione. 

Il secondo articolo sul tema presenta i risultati di un lavoro sperimentale, effettuato all’IRSOO, che ha dato origine ad una tesi del corso di laurea in ottica e optometria. Si sono misurate le variazioni di curva base e diametro indotte dalla temperatura corneale in un campione di lenti monouso e a ricambio frequente, in silicone-idrogel e idrogel. Anche per questo aspetto la conoscenza del comportamento delle lenti e delle loro differenze è importante per il professionista, sia per la scelta della prima lente da provare che in caso di necessità di modificare i parametri per migliorare l’adattamento. 

Sulla profondità sagittale e sulla sua importanza per la scelta della lente da applicare abbiamo già pubblicato un articolo nel numero Quattro.

Buona optometria a tutti

Articoli

Lenti a contatto e bambini: uno studio retrospettivo

A quanti anni si possono mettere le lenti a contatto per la prima volta? Sono adatte ai bambini? L’applicazione di una lente a contatto in un bambino comporta rischi maggiori rispetto a un adulto?

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Applicare lenti a contatto ai bambini è controindicato?

Quanto a sicurezza, l’applicazione di lenti a contatto morbide nei bambini è paragonabile a quella che si ha  in altre fasce di età. Questa la conclusione che possiamo trarre da una molteplicità di studi sul tema pubblicati su importanti riviste scientifiche peer-review. Una revisione della letteratura recente mostra tra le altre cose che l’incidenza degli eventi avversi è minore nell’intervallo di età dagli 8 ai 12 anni.

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La variabilità della sagitta nelle lac morbide

Le condizioni che possono creare discomfort durante il porto delle lac sono molteplici. I parametri geometrici delle lenti come raggio base e diametro  possono influenzare la profondità sagittale (sagitta) della lente, e proprio la sagitta è un fattore determinante per l’adattamento della lente alla forma dell’occhio. Ma la sagitta dipende solo da raggio base e diametro della lente?

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Appena messe sull’occhio le lenti a contatto morbide si incurvano

L’incurvamento, dovuto alla temperatura corneale, è stato confermato in uno studio sperimentale effettuato all’IRSOO. Il professionista delle lenti a contatto deve conoscere questi effetti per poter gestire al meglio l’applicazione e non fare scelte senza criterio, soprattutto in situazioni particolari o quando ad un già portatore si deve cambiare tipologia di lente.

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