Numero Otto del 30/09/2020

In questo numero

La newsletter si apre oggi con un tema che riguarda quei professionisti delle lenti a contatto che nella loro pratica di contattologia utilizzano lenti diagnostiche. Si tratta della possibilità di trasferire potenziali agenti patogeni da un paziente ad un altro quando vengono riutilizzate le lenti. Sebbene abbia avuto particolare risalto con la pandemia causata dal SARS-COV-2, l’argomento è sempre stato di attualità nella pratica della contattologia e i professionisti adottano abitualmente tecniche di disinfezione per i loro set di prova. Comunque l’American Optometric Association ha messo a punto un vademecum delle procedure per la disinfezione delle lenti atte a minimizzare il rischio di contagio. Tali procedure dovranno, se già non lo sono, diventare abituali e recepite come buona pratica da tutti gli applicatori. Dall’articolo è possibile scaricare un pdf con la tabella riassuntiva delle procedure, che può essere stampata e tenuta nello studio come promemoria.

Con il secondo intervento si rimane nell’ambito dei temi scaturiti dalle vicende collegate alla pandemia, riportando i dati di uno studio sugli effetti che l’uso prolungato delle mascherine può avere sull’occhio secco. Secondo gli autori si possono effettivamente avere conseguenze in termini di aggravamento della sintomatologia per coloro che avevano già il disturbo, ma anche come avvento di nuovi casi precedentemente asintomatici. Si danno quindi indicazioni su come poter minimizzare l’impatto dell’uso delle mascherine sul film lacrimale.

Sempre sul tema del film lacrimale passiamo al terzo articolo, che riporta alcuni highlights di un simposio sull’occhio secco tenuto a Twin Cities. Donald Korb, optometrista tra i maggiori esperti dell’occhio secco, ha proposto una nuova definizione della malattia, nella quale viene posto l’accento sull’importanza delle palpebre e della loro funzionalità come causa primaria. Sappiamo bene come l’occhio secco marginale sia difficile da individuare e da trattare, e Korb lo sottolinea molto bene quando afferma che molto spesso i trattamenti non hanno alcun effetto e che oggi nella sua pratica clinica egli utilizza molto meno i farmaci, che sono diventati sussidiari, mentre si rivolge sempre più al training dell’ammiccamento. Si torna insomma a pratiche che erano già state proposte molti anni fa, ad esempio per l’ammiccamento incompleto. Korb afferma anche, e non si può non essere d’accordo con lui, che gli optometristi non mettono abbastanza cura e attenzione nell’esame delle palpebre e dell’ammiccamento: è il momento di cambiare.

Segue un breve report su uno studio, realizzato nell’ambito delle attività sperimentali per le tesi dell’IRSOO e pubblicato sul Journal of Optometry, relativo alla valutazione di tre diversi test per la misura delle forie. Il test di Von Graefe sembra uscirne con qualche insufficienza rispetto al Thorington e al Thorington modificato, sia pure con differenze non abissali. Naturalmente è da considerare che il primo viene eseguito usualmente con il forottero, gli altri due nello spazio libero. Non v’è dubbio che, a parte la comodità di esecuzione della procedura, vi siano alcuni test, e quello delle forie ne è un esempio perfetto, che è più “naturale” eseguire senza limitazioni importanti del campo visivo. Le misure di performance visive nello spazio libero rimangono ancora il punto di riferimento fondamentale per la valutazione più appropriata delle diverse funzioni visive.

Infine il consueto intervento su arte e visione, che insiste sui rapporti tra occhiali e arti visive, questa volta con riferimento al cinema.

Buona optometria a tutti

Articoli

Relazione tecnica: linee guida per la manutenzione delle lenti a contatto multipazienti in ambito clinico

Sono necessarie linee guida standardizzate per aiutare i contattologi a ridurre al minimo il rischio di trasmissione di infezioni attraverso l’uso e il riutilizzo di lenti a contatto diagnostiche che vengono applicate su diverse persone. Gli applicatori di lenti a contatto affrontano il rischio di trasferire potenziali agenti patogeni da un paziente ad un altro quando riutilizzano lenti a contatto diagnostiche (di prova) su più persone, perché microorganismi infettivi sono stati trovati su lenti a contatto indossate, sebbene non vi siano prove di trasmissione attraverso questo meccanismo.

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Utilizzo delle mascherine e salute della superficie oculare

Con la recente pandemia da COVID-19 è stato necessario attuare una serie di comportamenti volti a ridurre le probabilità di contagio, e tra questi uno dei più discussi è l’utilizzo di mascherine protettive. Mentre non si può assolutamente mettere in dubbio l’utilità di questo sistema per proteggersi ma soprattutto per proteggere il prossimo da un’eventuale infezione, è importante valutare seriamente se abbia delle conseguenze indossare una mascherina frequentemente e per tempi prolungati.

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Donald Korb: la causa primaria della disfunzione delle ghiandole di Meibomio e dell’occhio secco è la funzionalità palpebrale

In un recente simposio virtuale, Donald Korb ha proposto un nuovo paradigma per la definizione e la spiegazione dell’occhio secco. I trattamenti farmacologici sono molto spesso inadeguati, e il noto esperto di disturbi della superficie oculare sostiene che i farmaci sono diventati oggi un trattamento supplementare. Più importanti la prevenzione, per la quale occorre incentivare l’attento controllo delle palpebre e della loro funzionalità, e l’allenamento dell’ammiccamento. 

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Confronto, valori normativi e ripetibilità a breve termine di tre test di misurazione delle eteroforie

In un esame visivo la misurazione delle eteroforie è una parte essenziale della valutazione della visione binoculare. In letteratura sono presenti diversi studi che hanno confrontato vari sistemi di misurazione delle eteroforie e la loro ripetibilità tra due diverse sessioni di misura. Al contrario, nessuno si era occupato sino a oggi di valutare la ripetibilità all’interno di una singola sessione di esame.

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Personaggi di film: quando l’occhiale diventa protagonista!

Gli occhiali hanno reso indimenticabili personaggi e, addirittura, interi film nell’arco degli anni. Da quelli iconici a quelli più “di nicchia”, i ruoli dei protagonisti hanno acquistato colore, nell’interpretazione, spesso proprio grazie all’occhiale, che in alcuni casi è diventato così quasi un supporto rappresentativo per l’attore.

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